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(Corte di cassazione, sezione seconda civile, ordinanza n. 884/2018, depositata 16 gennaio)

Anche il proprietario del singolo posto auto scoperto è un condòmino a tutti gli effetti e non può essere escluso dall’uso e dal godimento delle parti comuni. Non è configurabile alcuna servitù in quanto ogni condomino ha il diritto di utilizzare e godere dei beni comuni. Come tale, quindi, anche il proprietario del posto auto scoperto è tenuto a provvedere a sostenere i relativi costi in ragione dei millesimi posseduti.

La Suprema Corte, in particolare, sostiene che la disciplina del condominio degli edifici, ex art. 1117 C.C., è ravvisabile ogni qual volta vi sia un rapporto di accessorietà che lega alcune parti comuni a porzioni, o unità immobiliari, di proprietà singola, delle quali le prime rendono possibile l’esistenza stessa o l’uso, salvo che risulti diversamente dal titolo di acquisto.

La nozione di condominio si configura, pertanto, non solo nell’ipotesi di fabbricati che si estendono in senso verticale, ma anche nel caso di beni adiacenti orizzontalmente.

Una volta chiarito il nesso di condominialità tra i posti auto scoperti e le aree comuni, l’uso di tali beni da parte dei proprietari di questi posti auto trova regolamentazione nella disciplina del condominio di edifici.